Gruppo Promotore d'Arte e Cultura
Via Roma 17 10043 Orbassano ( Torino - Italy)

" Gruppo Spazio Arte "
Benito
Palanza
Pittore figurativo
Piccola Galleria
La Critica
BENITO PALANZA, pittore. Nato a Manoppello PE nel 1939,autodidatta, dotato di grande talento artistico, sente la vocazione per l'arte sin da bambino: ancora fanciullo, all'età di dodici anni, scolpisce da un masso di gesso un cavallino con tutte le sue proporzioni anatomiche, che ancora conserva gelosamente fra le cose più care.
Opera nell'ambito del neo- impressionismo, ricco di innata ferrea volontà per l'arte e con incessante ricerca cromatica, plasmando le sue tele all'aria aperta, a tu per tu con la natura, entrando cioè in risonanza con la magia della reale atmosfera del paesaggio, ove senza dubbio compariranno nuovi squarci di luci su eterei scorci: nuove vedute, nuove colline, nuove speranze.
Al suo attivo figurano varie esposizioni, mostre collettive e concorsi d'arte con significativi riconoscimenti.
Oscar Accademico di alta maestria nella Creatività, vanta un vasto collezionismo.
Aldo Albani (Critico d'Arte)
L'aggredire il personaggio, la casa in questo frangente, è il modus di Benito Palanza, oppure un'espressione affettiva? Certo, quel caseggiato di ringhiera, al Balòn, in Borgo Dora, cantata da Gipo Farassino, soprattutto in " Via Cuninumer ses," dice amore e al tempo stesso dolorosa constatazione della povertà, del disagio.
Anche negli altri dipinti Palanza sembra sgretolare i muri e cose, e le sue non sono unghiate, ma dimostrazioni di affetto.
La natura specchio dell'anima
Benito Palanza nato a Manopello, in quel di Pescara, in una terra che alterna strisce arse, combuste, e zone boscose, in cui la vegetazione è lussureggiante.
Trasferitosi a Torino,sui vent' anni, il suo rapporto con la natura è sempre stato riservato, come se alla natura stessa volesse confidare le sue inquietudini, le sue insoddisfazioni.
Eccoci, ad esempio, nei dintorni di Cambiano (ricordiamo che è il paese d'origine di Giacomo Grosso),un vecchio castello, con la sua torre, un gruppo di case addossate al maniero e soprattutto quell'atmosfera vespertina, in cui le zolle dei campi ed il rossigno dei tetti e l'umore dell'uomo stringono come un patto di solidarietà, e al tempo stesso tentano di scoprire che cosa ribolla nell'animo di questa creatura, che sembra, alla luce, preferire l'ombra.
La torre, il castello, le case raccontano le loro vicende, alcune festose, ma per lo più tristi, le zolle, di colore ocra, bruno, lasciano trasparire qualche filo d'erba, la speranza che si apre la strada con fatica, l'uomo si volge all'indietro, alla storia dei suoi antenati e vede, tra le nuvole grigie, trasparire un po' di chiarore.
Una pittura intimistica, in cui l'uomo si specchia nella natura e vi vede, riflessi, i suoi dubbi, i suoi timori.
Affiorano i violetti, gli ocra, i bruni, la terra rossa utile per i mattoni, le costruzioni. Ma c'è anche il giorno in cui il verde avvolge in un affettuoso abbraccio la villa signorile, il giorno in cui la linea chiara del ponte del diavolo, nella valle di Lanzo, emerge sull'azzurro della montagna retrostante e delle acque che scendono al piano gorgheggiando tra i sassi.
Oggi lo spirito si apre, la montagna disponibile ad accogliere le tue confidenze, l'espressione della tua, seppur tenue, speranze.
Torri, castelli, ville, vecchie cascine: Benito Palanza sembra seguire, tra i campi ed i prati, un itinerario in cui l'uomo appare come costruttore della propria dimora, della propria difesa, del rifugio per sé e per la propria famiglia; ed allora ecco distendersi tra i filari dei gelsi, che simboleggiano la civiltà contadina, cascinali tozzi, robusti come fortezze, con il nobile arco d'ingresso, con alberi antichi ai lati, vigili scudieri di sentinella: queste immagini che si ripetono di frequente nella tematica di Benito Palanza, ci dicono quanto egli ami la casa, la vecchia casa, e come ritornerebbe volentieri a Manoppello, in quel paese antico,sul cucuzzolo della collina.
Egli ha girato tutta l'Italia, ha visto campi e prati e montagne e fiumi, il verde più limpido ed i tramonti più foschi, ma la sua preferenza va alle atmosfere(e nei paesi della piana tra Pinerolo ed Orbassano ha scoperto fluidi con i quali mettersi in sintonia) in cui il crepuscolo (non soltanto quello della sera) gli consente un dialogo a tu per tu con la natura: non si tratta di un esercizio consolario, ma di conoscere se stesso e di scovare, nel prato, uno stelo d'erba, nel cielo uno squarcio azzurro, per aggrapparsi ad un filo di speranza.
La prima passione di Benito Palanza è stata la scultura: egli, fanciullo, con un attrezzo rudimentale toglieva, da un grosso grumo di argilla, la materia per far emergere un cavallo o il ritratto di un celebre pittore Caravaggio: allora, come i divini maestri scultori, "toglieva", ora, sulla tela, "aggiunge", e campi, prati, gelsi, castelli, torri si presentano nella loro realtà, colta dal pittore in uno stato d'animo che guarda all'essenza delle cose e non alla loro esteriorità.
Aldo Spinaldi ( Critico d'arte )
Benito Palanza, pittore. Nato a Manoppello PE nel 1939,vive e lavora a Torino in via Arnaldo da Brescia 63/bis, 10134 Torino, tel.6191593